Just people
concept
What we read in this exhibition of Angelo Bellobono’s painted text is merely the partial outcome of a fervent process of artistic research whose foundations, despite appearances, do not lie exclusively in the figurative universe.
The painter draws his basic inspiration from other canons and gradually begins to construct his artistic approach above all by investigating the behaviours and reactions of the painting-matter. In accordance with an innate aptitude, his deepest interest focuses on the plastic variations of colour resulting from sudden manipulation and investigates its expressive possibilities in particular, pressing them into the service of his chosen iconography.
Bellobono’s work thus requires an interpretation which simultaneously takes into consideration two vehicles of communication: one technical and experimental, supplied by the poetic force of the treatment of the constituent materials, the other narrative, a twin of the desired iconographical framework. The outcome is an inevitably heartfelt painting style, in which material and technique alternate to form a style of execution which lacks a drawn foundation. When observed at close hand, to the point of dulling the sense of what is being represented, his canvases present traces of a sequence of anarchical interventions, the reflection of a barely planned approach which is nonetheless descriptive, as if acting on a private intuition. This stylistic vehemence builds on a constant manipulation of the surfaces, which spring from pictorial acts that are free yet constrained within an iconic cage indispensable for narrative clarity. The latter is axially and directly generated from the artist’s life experiences.
Relations, cultural environments, trends and capitalisms lead, within the pictorial construct, to an emotionally detached analysis of today’s social system and an intimate scrutiny of it. The iconographical dress of Bellobono’s work employs lucid investigations of collective psychologies; these are thus, at times, sarcastic interpretations of an important aspect of part of the West. This is the exact point of origin of his restless portraits, his dumb and brawny figures, promiscuities, sexual phobias, commercial phobias and thus a catalogue of depersonalizations: all expressed with no need for allegory but with a clear icastic insistence.
The artist frequents and colludes with various towns associated with well-being as commonly understood. Through reference to Western typologies he recalls their immutable laws, the laws which amalgamate societies into ephemeral cliques. Yet in showing all this the painter does not judge or issue sentences, although his unspoken opinion appeals to another, inevitably ethical, tribunal. And so, as a painter, the spokesperson for his opinions is the cyanotic palette, the meditative, introverted, dark narrative occasioned by current affairs; although Bellobono does not explicitly condemn the society investigated and painted, between the lines he certainly does not offer it a convincing absolution.
The painter, in this exhibition, decides to present himself through the specific theme of faces.
(Alessio Verzenassi)
Osservatorio Bellobono 2001
Ciò che si legge in questa esposizione del testo pittorico di Angelo Bellobono è solo il parziale risultato di una concitata ricerca artistica, le cui basi, di contro all’immediata evidenza, non giacciono esclusivamente nell’ambito figurativo. Il pittore, infatti, muove le sue prime mosse da altri codici ed inizia ad erigere passo passo la sua cifra artistica investigando, soprattutto, comportamenti e reazioni della materia-pittura. Secondo congenita attitudine, il suo interesse più profondo si focalizza sulle variazioni plastiche del colore al seguito di una subita manipolazione; e ne sonda dapprima le potenzialità espressive, per asservirle con misura alle ragioni dell’iconografia prescelta.
Dunque, l’opera di Bellobono necessita di una lettura che consideri, in un unico atto, un duplice vettore comunicativo: da un lato quello tecnico-sperimentale, dato dalla forza poetica del trattamento dei materiali costitutivi, dall’altro quello narrativo, germano diretto del voluto impianto iconografico. Ne consegue uno stile pittorico inevitabilmente accorato, ove materia e gesto si alternano al fine di costituire un’organizzazione esecutiva priva di una base disegnata. Se osservate da vicino, tanto da assopire il senso del rappresentato, le sue tele mostrano le tracce di una sequela d’interventi anarchici, riflesso di un comportamento poco pianificato, ma egualmente descrittivo, come per una privata intuizione. Veemenza stilistica, questa, edificata da una continua lavorazione delle superfici, che s’iniziano da atti pittorici liberi anche se contenuti in una voliera iconica indispensabile per la chiarezza narrativa. La quale ha genesi assiale con l’esperienza di vita dell’artista, direttamente.
Relazioni, ambiti culturali, mode e capitalismi conducono nel costrutto pittorico ad un’anaffettiva analisi dell’attuale sistema sociale e al suo più riservato scrutinio. La vestizione iconografica dell’opera di Bellobono si avvale di lucide perlustrazioni sulle psicologie collettive e sono, perciò, letture a tratti sarcastiche su un aspetto rilevante di una parte dell’occidente. Proprio così hanno luogo i suoi ritratti inquieti, le sue figure tonte e nerborute, le promiscuità, le fobie sessuali, le fobie commerciali, dunque il censimento delle massificazioni; tutto espresso senza alcun fabbisogno allegorico ma con netta insistenza icastica.
Frequenta e collude l’artista con diverse città del benessere comunemente inteso. Rapportandosi a tipologie occidentali e ne ricorda le leggi inamovibili, di quelle che amalgamano la società in una effimera consorteria. Ma il pittore nel raffigurare tutto ciò non giudica e non sentenzia, anche se la sua taciturna opinione si avvale di un alto tribunale, inevitabilmente etico. Allora, in quanto pittore, ambasciatore del suo parere è l’impianto cromatico cianotico, è la narrazione meditabonda, introflessa, tetra poiché suscitata dalla cronaca attorno: tra le righe Bellobono se esplicitamente non condanna la società rilevata e dipinta, di certo non ne offre la più convinta assoluzione.
L’autore, in questa esposizione, stabilisce di rappresentarsi con il tema specifico dei volti.
(Alessio Verzenassi)
Osservatorio Bellobono 2001