Angelo Bellobono is a visual artist and ski couch. Through paintings, drawings, video and performance Bellobono investigates issues of belonging and identity, breaking through stereotypes and de-contextualizing people, objects and concepts.
His works explore the constant efforts humans make to seek out an identity and a place in which to belong.
Having traveled extensively for many years around the world, Bellobono has seen how rapid social and geopolitical changes have effected people forced to live in cultures outside of their own. Much of his work investigates individual’s efforts to maintain their identity or create a new one.
A sense of dramatic irony pervades many of his works, which give form to the chemistry of emotion, exploring how biochemistry translates into human behavior. This can be seen most strikingly in his portraits, which evoke the hidden portions of the human landscapes, evoking emotions through what is left unseen.
Having spent two decades as a ski instructor and coach, Bellobono has lived in various mountain ranges around the world. The elements of ice and mountains are frequent metaphorical elements in his work; ice representing the planet’s archival memory, and mountains depicted as hinges and not barriers, connecting different cultures rather than dividing them.
In 2011 he created the Atla(s)now project in the Atlas Mountains of Morocco, to develop a community platform where art and skiing are used as a means of economic and social development. The project includes an art residency program that coexists with several other economic activities aimed at supporting and integrating with the local community.
His work has participated in various international exhibitions in various museums, such as Calcutta, New Delhi, Brussels, Cairo and in various Italian and foreign exhibitions.
He participated in the 15th Quadrennial of Rome and in the 4th and 5th Marrakech Biennale and exhibited in public and private spaces such as the Fondazione Volume and Wunderkammern in Rome, Envoy Gallery in New York and Changing Role in Naples.
In 2002 he was among the finalists for the Lissone Prize; in 2005 he won the Celeste Prize for painting; in 2009 he won the prize in the Drawing section of the american Artslant Award; in 2011 he is a finalist for the Combat Prize; in 2012 he is among the finalists for the award of Portali dello Scompiglio.
In 2015 he has been invited as speaker at the TEDxRome.
His works are held in various public and private collections, as MAAM Museum Rome, Italian Ministry of Foreign Affairs, Benetton, Hoguet, Floridi, Peretti.

 

Angelo Bellobono è un artista e un allenatore di sci.
La sua attività indaga le relazioni tra antropologia e geologia, evidenziando il difficile rapporto tra appartenenza e identità in un’epoca in cui le coordinate che li determinano si modificano velocemente.
Con il suo lavoro, fondendo vita e competenze professionali, cerca di relazionarsi proficuamente ed umanamente ai luoghi e alle comunità. Spesso usa l’arte e lo sport come strumenti attraverso cui costruire consapevolezza, responsabilità, connettività sociale e microeconomie sostenibili. 
Ricerca costantemente un senso di appartenenza corporale ai luoghi, un’esperienza necessaria a leggere le sedimentazioni del paesaggio, le sue memorie primordiali, i suoi archivi e suoi incontri con l’uomo.
Il ghiaccio, le montagne, il paesaggio e il ritratto sono elementi importanti del suo lavoro pittorico; il ghiaccio che rappresenta l’archivio di memoria del pianeta e le montagne, considerate cerniere e non barriere, per costruire un’idea di confini in movimento e una continuità di confini.
Usa spesso la sua pratica artistica come strumento per interagire con le comunità, come nel caso di Atla(s)now, progetto interdisciplinare da lui creato nel 2011, in cui l'arte e lo sci vengono utilizzati come mezzi di relazione sociale e sviluppo sostenibile di alcune comunità Amazigh dell'Alto Atlante del Marocco (www.atlasnowproject.com). O anche “Before my and after my time”, progetto iniziato nel 2014 con la comunità dei Nativi Americani Ramapough Lenape, gli indigeni di Manahattan.
Ha partecipato alla XV Quadriennale di Roma e alla IV e V Biennale di Marrakech ed esposto in spazi pubblici e privati, come la Fondazione Volume di Roma, il Museo di arte moderna del Cairo, di Nuova Delhi, di Calcutta, il Museo Macro di Roma, il Museo Ciac di Genazzano, il Palazzo Re Enzo di Bologna, Galleria Wunderkammern di Roma, Galleria Changing Role di Napoli e Envoy Gallery di New York, Frank Pages di Ginevra, Biasa ArtSpace di Bali.
Nel 2002 è tra i finalisti del Premio Lissone; nel 2005 vince il Premio Celeste per la pittura; nel 2009 è vincitore della sezione Drawing nel premio americano Artslant; nel 2011 è finalista al premio Combat; nel 2012 è tra i finalisti del Premio Portali dello Scompiglio. Nel 2010 è stato invitato ai Martedì critici e nel 2015 al Tedx-Roma.
Il suo lavoro si trova in numerose collezioni pubbliche e private, quali Museo Maam di Roma, Collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri, Collezione Maramotti, Collezione Peretti, Collezione Brachetti Peretti, Collezione Hoguet, Collezione Floridi, Collezione Benetton, Collezione Bondardo.